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Il Crocefisso ligneo del Cassini
Sull'altare dell'ultima cappella è posto il grande Crocefisso ligneo, a sinistra, opera probabile del casalese S. Felice Cassini.
Di questa immagine si hanno notizie sin dal 1685, dalle annotazioni della visita del vescovo Mons. Lelio Ardizzone, che narrava:
"...nell'archiuolto auanti l'Altar Maggiore del trave con Crocefisso"
significava, dunque, che ad allora era sospeso come quello pensile del Duomo di Casale Monferrato.
Anche nel 1726 viene indicato il "grande Crocefisso" con la visita del vescovo Mons. Pietro Secondo Radicati. Nel 1766 nella nuova chiesa (l'attuale) esisteva ancora il precedente altare ligneo sul quale era posta "La grande Croce col Crocefisso di legno".
Poi la scultura venne posizionata nella cappella di S.Antomio da Padova (ultima a destra), secondo le testimonianze scritte del 1833 del vescovo FRancesco Icheri di Malabaila che scriveva:"...vi è collocato il Crocefisso grande a canto dell'Altare con sua tendina gialla".
Ma la sistemazione era sacrificata. Nel 1938 la venerata immagine, a cui venivano attribuiti interventi miracolosi, venne portata, durante una lunga e dannosa siccità, in grande processione alle chiese di Trino.
Ad Allora, il parroco Can. Don Luigi Rutto, pensò di sistemarlo nel luogo in cui è attualmente, con l'ausiglio del Can. Don Angelo Verri, architetto, direttore del Centro Diocesano di Arte Sacra, che ne progettò la sistemazione, che fu benedetta ed inaugurata nel luglio 1939 in occasione del 25° di Messa del Parroco.
Il critico d'arte, prof. Carlo Caramellino, non aveva dato precisi riscontri della mano del Cassini, ma diede la seguente descrizione estetica:
"Modello del Cristo è stato certamente l'uomo di campagna, il lavoratore che realizzava la prestanza dei suoi muscoli addominali nella fatica quotidiana nei campi. Nell'evidenziare la struttura fisica del torace, lo scultore ha voluto suggerire l'ultimo sforzo nel soffocamento antecedente la morte.
Il bellissimo volto modellato con tratti somatici netti nel profilo del setto nasale, nel taglio netto dell'arco sopraccigliare, nel rilievo dello zigomo suggeriscono le caratteristiche di una umanità vera , no idealizzata. Sorprende il forte modellato del busto in contrasto con l'eseguità degli arti inferiori. Non è una mancanza da parte dell'artista, ma un'acuto accorgimento".
Nel 1940 l'Italia entra in guerra e numerosi furono i giovani del paese chiamati alle armi. Le famiglie erano in ansia quotidianamente per la sorte dei loro cari. Fu ad allora che il Can. Don Rutto ritenne di mettere quei giovani balzolesi sotto la tutela del Crocefisso; per cui per anni i cartoncini con i singoli nomi, si aggiunsero via via nel tabellone predisposto. Ma, purtroppo, non tutti tornarono.