Balzola > Chiese e Castelli
Il territorio balzolese si estende per 16,72 Kmq, e fin dall'antichità si presenta acquitrinoso e poco adatto alla coltura di cereali, e vi erano boschi e pascoli. Nella zona trinese, già nel Medioevo, i Monaci Benedettini coltivavano riso, attuando così una bonifica delle acque stagnanti; cosa che avvenne per gradi, per prima, da parte dei latifondisti (Conti Callori, Marchesi Fassati, Natta e Morelli di Popolo). Un problema che esisteva nella risaia, era la presenza di zanzare, tra cui la anofele, portatrice di malaria. Erano state quindi emanate delle norme dal governo secondo cui la risaia doveva avere una certa distanza dall'abitato, e si cominciò la distribuzione alla popolazione del "chinino" per combattere le febbri malariche.
Quì a sinistra un mini video delle mondine tratto dal film "Riso amaro"
Nacquero così i Consorzi per la cura e la distribuzione delle acque e la manutenzione delle rogge irrigatorie, e la semina, la raccolta, l'essicazione e la pilatura del riso. Nel 1902 la produzione del riso balzolese era di 26.000 quintali. Le donne balzolesi vennero così occupate nel lavoro di monda e mietitura.
Nelle Cascine della zona tra cui Cascina Nuova, Santa Clotilde,
Martinetta, Rovere, Marchisnata, Ambrosina, Ospedale, si lavorava il riso Maratelli, Originale, Bertone e Balilla da cui nacquero i vari tipi di riso odierno. La fauna della risaia era caratterizzata da Aironi, Garzette, Nitticole, Bisce, Carpe, Cavèdani e Quajastr divoratori di larve di zanzare, ma sopratutto dalle Rane, usate in cucina per minestre e fritture.
Nel 1932 Balzola venne cancellato dall'elenco dei Comuni malarici.
La fauna di risaia cominciò a sparire nel dopoguerra con la diffusione di diserbanti chimici, che vennero poi banditi. Le zanzare e le rane ritornarono ma non sono ritornate le mondine che caratterizzavano la vita della risaia con il suono dei loro canti allegri melanconici.
Nel frattempo nacque lo stabilimento per la lavorazione e vendita del riso:
RISERIA GIOVANNI VIGNOLA SPA (Corso Dante)
Nel vercellese il primo sciopero in risaia, chiamato tumulto, ebbe luogo alla frazione Vittignè del comune di Santhià, nel mese di giugno 1882 e ci vollero 19 arresti per "sedare il tumulto". Il processo si svolse circa un mese dopo, con l'assoluzione dei 19 imputati "non essendo risultato a loro carico nessun fatto speciale che rivestisse carattere veramente delittuoso" che però avevano subito il carcere preventivo.
Il 29 maggio 1898, a Trino, quando venne pubblicato il manifesto che stabiliva in 80 centesimi la paga giornaliera, una fiumana di gente percorse le vie del paese issando sopra i bastoni dei cenci a mo' di bandiera. Contro di essa venne inviata la cavalleria e ci furono 60 arresti di lavoratori: 30 furono subito rilasciati, 5 assolti e gli altri condannati a 12 mesi e 12 giorni di carcere. La paga fu poi portata a 1,25 lire la settimana successiva. All'inizio del secolo cominciò le pubblicazioni il giornale "La Risaia" (dicembre 1900), fondato dall'avvocato Modesto Cugnolio e dal medico Fabrizio Maffi, si costituirono la Camera del Lavoro di Vercelli (24 marzo 1901), la Federazione Regionale Agricola Piemontese (agosto 1901) con sede a Vercelli, di cui fu poi segretario Cugnolio, e le Leghe sindacali di tutti i comuni risicoli vercellesi che lottarono per ottenere le famose tre 8: 8 ore per il lavoro, 8 ore per il riposo e 8 per l'istruzione e lo svago. La lotta sindacale era una lotta legale e sociale, per ottenere l'attuazione del "Regolamento per la coltivazione del riso" del 1896, derivante dal regolamento del 1866, noto come Cantelli dal ministro firmatario, che non fu mai applicato.
Il Regolamento prevedeva che "i lavori della risaia devono iniziarsi un'ora dopo il levar del sole e terminare un'ora prima del tramonto", proprio nelle ore in cui era più attiva la zanzara anofele che procurava la malaria, combattuta poi con il chinino di Stato.
Dopo la conquista a Vercelli delle 8 ore il 1° giugno 1906, il Regolamento venne abolito con la legge Giolitti del 1907, che prevedeva 9 ore di lavoro e 10 per le mondine forestiere. La lotta per le 8 ore proseguì negli anni successivi, tanto che durante lo sciopero del maggio 1909, al passaggio a livello del Belvedere a Vercelli e a Quinto, le mondine si sdraiarono sui binari con i bambini in braccio per impedire il passaggio ai lavoratori forestieri, i quali poi solidarizzarono coi locali. Il 31 maggio 1909 a Vercelli si raggiunse un accordo per le 8 ore e 30 minuti, con l'impegno delle 8 ore per il 1910. Successivamente, nelle elezioni politiche del 1913 a suffragio universale maschile, venivano eletti per il Psi con oltre il 50% dei voti: Cugnolio nel collegio di Vercelli, Maffi in quello di Crescentino e Umberto Savio in quello di Santhià. Durante il Ventennio, nel 1927 e nel 1931, ci furono scioperi in risaia nel vercellese e novarese, contro la riduzione dei salari, e nella primavera 1945 per i salari, la libertà e la pace. Dopo la Liberazione del 1945, a metà degli anni Cinquanta, iniziò l'esodo dalla risaia, che dura ancora oggi.
Dopo aver ottenuto le 7 ore di lavoro negli anni Settanta, attualmente l'Osservatorio Regionale del mercato del lavoro registra, per il 2004, 985 lavoratori dipendenti in agricoltura nel vercellese, di cui solo 307 donne, comprendendo alcune mondariso cinesi che lavorano a togliere il riso crodo. Diserbanti e mietitrebbia hanno sostituito circa 50 mila mondariso, braccianti e salariati, locali e forestieri. Abbiamo così nei piccoli paesi risicoli una grave condizione sociale, con l'invecchiamento della popolazione che in tutto il vercellese registra oltre 35 mila abitanti in meno rispetto al censimento del 1901, situazione unica nella pianura padana. Prima delle elezioni regionali del 2005 si è svolto un convegno delle quattro province risicole piemontesi per costituire il Distretto del riso, con un ritardo di due anni, rispetto alla legge dell'ottobre 2003 che prevede anche "progetti di interesse strategico per l'economia del Distretto, qualora sussistano esigenze di rilievo generale, che ci sarebbero per il territorio vercellese.
Il Riso
Il riso è un cereale: una pianta annuale erbacea (significa che non è legnosa) appartenente alla famiglia delle Graminacee.
Il frutto del riso si chiama "cariosside" ed è ricco di amido e proteine. La cariosside è secca e non si apre spontaneamente quando è giunta a maturazione. Ha un seme unico, avvolto in un involucro sottile e arido.
Il fusto di una pianta di riso è sottile, ha una forma cilindrica e presenta foglie lineari e fiori sistemati a spiga.
La pianta raggiunge un'altezza variabile tra gli 80 e i 150 cm, secondo le condizioni di coltivazione e la varietà di riso.
Scarica le canzoni delle Mondine in MP3
La Campagnola - 2'56
Se il mare fosse un pozzo... - 2'33
Mamma mamma - 3'22
Mondarisi - 1'38